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Intervento di Maura Malpighi, presidente di Ilcestoriciliege, al convegno "Il malato oncologico e il lavoro: opportunità e prospettive" , svoltosi a Modena presso l'Auditorium Marco Biagi sabato 21 marzo 2009.
Un caloroso saluto a tutti i presenti ed ai relatori e un sentito ringraziamento per l'invito fatto alla nostra Associazione.
Il codice etico, che appoggiamo e sosteniamo, è uno strumento efficace e indispensabile per tutelare le lavoratrici e i lavoratori che hanno avuto la sventura di ammalarsi di cancro.
Sono circa 151.000 le donne in Italia che convivono con una diagnosi di tumore alla mammella, donne lavoratrici, dipendenti e autonome, e donne che fanno un lavoro non retribuito, quello di cura.
Il rientro al lavoro è dunque un aspetto che sta particolarmente a cuore alla nostra Associazione, che opera da 10 anni sul territorio provinciale e non solo e che ha un contatto quotidiano con tante donne colpite dal tumore al seno.
La nostra associazione ha 328 socie. La stragrande maggioranza ha avuto il tumore al seno. Le iniziative, gli eventi e le azioni che la nostra Associazione organizza ci permettono di avere un contatto quasi quotidiano con loro. Abbiamo un blog che ogni giorno è visitato da circa 120 persone, che interagiscono con noi attraverso domande, racconti del loro vissuto, Siamo presenti al Centro Oncologico Modenese presso il Policlinico di Modena e lì raccogliamo le richieste ed i problemi delle donne che stanno facendo chemioterapia.
La nostra esperienza ci dice che i problemi legati al lavoro che maggiormente affliggono le donne operate di tumore al seno sono:
La disinformazione. Le donne non sono informate sui loro diritti e spesso subiscono ingiustizie e sopraffazioni. Quindi l’informazione è sicuramente una delle prime azioni su cui si deve lavorare.
Mobbing orizzontale: che si sviluppa principalmente tra colleghi. Le inevitabili assenze dal lavoro durante le cure fanno sì che anche chi lavora con te debba essere più disponibile a collaborare. Sempre più spesso questo non accade. La sostituzione con un collega sano, anche se inesperto, è spesso preferita, e accolta con piacere da chi lavora con te.
Discriminazione da parte del datore di lavoro (mobbing verticale) Ci risulta che un importante numero di donne ammalate di cancro al seno, attraverso la discriminazione e il mobbing (cambio di tipologia di lavoro, continue lamentele verbali sulla scarsa produttività, richieste non troppo velate da parte di datori di lavoro di lasciare il posto ecc.) decidono di licenziarsi. Senza contare quelle che vengono licenziate subito dopo il rientro dalla malattia.
Mancanza di aiuti per le lavoratrici autonome. Quando ad ammalarsi è la datrice di lavoro o quando la donna è l’unico componente dell’azienda o ancora quando è una professionista, il problema si aggrava ulteriormente. Occorre investire in azioni che prevedano la sostituzione temporanea della lavoratrice su richiesta della stessa, come per le lavoratrici madri autonome.
Le difficoltà psicologiche. Troppo spesso la malata di cancro al seno dopo una lunga assenza viene considerata inefficiente, poco produttiva, inutile e, conseguentemente discriminata. Alla lavoratrice non vengono assegnati compiti che richiedono un particolare impegno o che comportino rilevanti responsabilità. E’ importante invece, che la donna, superata la fase acuta della malattia si possa reinserire. L’essere allontanati dal lavoro, dalla vita attiva, dalla realtà sociale, in tutte le sue manifestazioni può comportare una grave crisi depressiva.
Perché il codice etico risponda in modo efficace ai problemi che le donne ci segnalano deve essere recepito attraverso strumenti più incisivi.
La nostra esperienza di anni a fianco delle donne operate ci dice che la attenzione nei confronti dell’argomento è estremamente variabile a seconda della sensibilità della singola azienda. Sarebbe fondamentale che i diritti dei malati oncologici fossero incorporati in una legislazione specifica, al fine di omogeneizzare i comportamenti. In ogni caso il codice etico deve essere almeno recepito in sede di contrattazione nazionale e non lasciato alla sola contrattazione aziendale.
Devono poi essere individuati strumenti efficaci per tutelare quelle categorie di lavoratrici – precarie, autonome, professioniste, piccole imprenditrici – che sono fuori dagli ambiti della contrattazione collettiva.
Un tema che ci preoccupa, anche se non strettamente legato all’argomento di oggi, è quello dell’età pensionabile delle donne che sono state ammalate di cancro. La nostra proposta è di considerare ogni anno di malattia come doppio ai fini pensionistici.
Da ultimo vogliamo poi informarvi che la nostra associazione è impegnata, attraverso una raccolta di firme via internet, sul tema dell’abolizione della visita fiscale a chi è assente dal lavoro perché malato di cancro.
Il malato di cancro vuole essere parte attiva del contesto sociale, e il favorire questa naturale attitudine equivarrebbe anche ad un notevole risparmio di danaro pubblico, poiché i malati di cancro lungi dall'essere un peso per la società potrebbero e possono svolgere un ruolo attivo ritornando ad essere, anche economicamente, produttivi. Ilcestodiciliege è pronto a fornire tutto il suo appoggio ai progetti rivolti al benessere della donna operata, mettendo a disposizione le sue risorse umane e il bagaglio di esperienza e conoscenza che deriva dall’essere quotidianamente “in prima linea”,
ma vorremmo al nostro fianco la politica, le istituzioni, la società. E qui oggi possiamo, insieme, darci questo comune obiettivo.
Grazie.
Un
codice etico per la tutela delle lavoratrici affette da tumore al
seno.
Alessandra Servidori (Componente Collegio Istruttorio Ministero
del Lavoro contro le discriminazioni Collaboratrice Adapt –
Centro Studi Internazionali e Comparati «Marco Biagi»)
Europa
Donna, associazione europea che si occupa di donne affette da tumore,
ha presentato a Milano i risultati della prima ricerca sulle conseguenze
psicologiche, sociali e professionali dopo l’intervento al
seno. La ricerca realizzata da Astra Ricerche con la
collaborazione di nove istituti oncologici italiani è stata
analizzata da una serie di autorevoli rappresentanti di istituzioni
e associazioni e studiosi invitati a partecipare da Beatrice Capodacqua,
Segretario generale di Europa Donna Forum Italiano Onlus.
Presenti con contributi al dibattito: Eleonora Capovilla, vice Presidente
SIPO, Maria Teresa Coppo Gavazzi, Consigliera regionale di Parità
Lombardia, Flori Degrassi, Coordinatore nazionale ANDOS, Giovanna
Gatti, assistente senologia IEO, Patrizia Ravaioli, Direttore generale
Lega Italiana per la lotta contro i tumori, Maria Pia Ruffilli,
vice Presidente Farmindistria, Alessandra Servidori Docente Scuola
di alta formazione di ADAPT e Fondazione Biagi. La ricerca ha coinvolto
oltre 500 donne operate al seno tra il 1980 e il 2006 presso nove
centri oncologici aderenti all’iniziativa. Obiettivo fondamentale
dell’indagine era quello di analizzare l’impatto sul
lavoro delle donne operate al seno. A questo proposito il 52% delle
intervistate non ha segnalato alcuna modifica conseguente all’intervento,
ma il 21% delle lavoratrici ha visto peggiorare significatamene
la propria condizione. All’opposto, 1/4 delle donne che già
lavoravano ha raccontato di passi avanti, o comunque di un trattamento
cordiale. Ad una domanda diretta, il 65% risponde negando qualunque
penalizzazione professionale, ma il 32% sostiene di averne sofferto.
Discreta risulta la conoscenza specifica delle quattro facilitazioni
per i lavoratori malati di tumore introdotte dalla Legge Biagi:
il 35% del campione è informato della possibilità
di fare visite mediche senza utilizzare ferie o permessi; il 22%
del diritto di passare a una mansione più adatta al proprio
stato fisico; il 20% della possibilità di ottenere un periodo
anche lungo di aspettativa non retribuita; il 18% del diritto di
passare a un part-time provvisorio. La notorietà di tali
diritti è maggiore della media al di fuori del nord e tra
le 45-54enni; tra le donne diplomate e laureate; tra le salariate
(s’arriva al 44%), le imprenditrici/dirigenti/professioniste
e le impiegate/quadri/docenti; tra le donne che guardano poco la
televisione ma che leggono quotidiani e/o navigano in internet.
Data anche la relativa ridotta sperimentazione della legge in questione,
l’utilizzo delle quattro norme suddette è risultato,
purtroppo, molto modesto (tra il 2% e il 3%) per il part-time provvisorio,
la lunga aspettativa non retribuita e il passaggio ad altra mansione
più adatta. Mentre un più largo ricorso ha riguardato
le visite mediche senza dover ricorrere a ferie e permessi (12%):
con le medesime accentuazioni precedenti, salvo l’età
(sopramedia troviamo le donne 55-64enni) e l’area geografica
(con predominio senza pari delle donne meridionali). Il dibattito
ricco di testimonianze e analisi ha sostenuto la necessità
di organizzare un tavolo di lavoro tecnico sulla base di alcune
proposte sostenute da chi scrive. Come Scuola di alta formazione
di Adapt-Fondazione Marco Biagi, per rendere ancora più produttivo
l’impegno della rete istituzionale e associativa impegnata
su questo fronte, sosteniamo la necessità di costruire insieme
agli interlocutori presenti una vera e propria piattaforma programmatica
che le associazioni possono presentare alle parti sociali, poiché
il lavoro delle donne operate al seno comporta attenzioni e strategie
particolarmente complesse nell’ambito dei diritti della persona
in termini costituzionali e giuslavoristi. L’obiettivo è
un Codice/Protocollo a tutela delle lavoratrici affette da tumore
al seno che possono sottoscrivere le associazioni imprenditoriali
insieme alle associazioni come Europa Donna, le istituzioni con
la condivisione delle organizzazioni sindacali. Oggi è quanto
mai necessario avviare, anche mediante una stretta collaborazione
tra i diversi soggetti chiamati ad operare (parti sociali a livello
nazionale e internazionale, istituzioni, associazioni e centri di
ricerca), azioni volte a sensibilizzare il dialogo, l’informazione
e la predisposizione di accordi che prevedano espressamente specifiche
tutele per tali lavoratori e lavoratrici. Il coinvolgimento degli
enti locali nei territori che attueranno anche la fase di sperimentazione
è volto sia ad aumentare la possibilità che gli accordi
territoriali comprendano tali tutele, che a sperimentare e attuare
politiche e servizi volti a favorire la possibilità che il
malato/a possa scegliere se proseguire il proprio percorso lavorativo.
Occorre infatti considerare anche le esigenze del malato/a in relazione
al suo ruolo all’interno della famiglia. Le donne nella fascia
di età in cui è più diffuso il tumore al seno
oltre ad essere probabilmente occupate sono anche impegnate (sia
per tempo che per responsabilità) nel lavoro di cura verso
figli e/o genitori anziani. Il Protocollo potrebbe proporre agli
enti locali e alle associazioni partnership, la sperimentazione
di politiche e servizi adeguati (sperimentazione ad esempio di voucher
per la formazione, promozione di interventi formativi rivolti al
personale dei Centri per l’impiego). Gli enti coinvolti potrebbero
sperimentare anche forme incentivanti per le imprese che inseriscono
negli accordi aziendali integrativi miglioramenti in termini di
tutele rivolte ai lavoratori affetti da malattie oncologiche e/o
per la prevenzione ad esempio di giorni per visite specialistiche
e attività per la prevenzione. Inoltre si potrebbe incentivare
la quota di part-time, di contratti di inserimento e tipologie contrattuali
flessibili per conciliare lavoro e tempo di vita, prefigurando comunque
un tempo determinato di tale trattamento finalizzato a superare
il momento di difficoltà. Ai fini previdenziali, inoltre,
il periodo di lavoro durante la malattia oncologica dovrebbe poter
essere calcolato con una contribuzione figurativa maggiorata. Si
ritiene utile richiamare la valenza del Protocollo nell’ambito
della Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI) Commissione
Europea Mapping instruments for Corporate Social Responsibility,
aprile 2003 come elemento di supporto alle strategie che si sperimentano
nel progetto. A tal fine gli strumenti che si andranno ad individuare
possono essere: ipotesi di accordi quadro tra le parti sociali territoriali
o aziendali per la permanenza e il rientro nel mercato del lavoro
di lavoratrici affette da patologie oncologiche; la sensibilizzazione
del managment e delle risorse umane aziendali al problema; la sensibilizzazione
e informazione del nesso tra responsabilità sociale e rendimento
economico delle imprese che adottano strategie solidali (business
case); la capacità di comunicazione di quanto si sta facendo
per sostenere la lavoratrice; il percorso, le attività, i
comportamenti, la capacità di problem solving e le procedure
da mettere in atto per una gestione delle opportunità in
azienda saranno parte fondamentale di un Codice etico di condotta
che distinguerà l’azienda come azienda RSI (bollino
di certificazione di qualità) tale azienda che adotta il
Codice etico potrebbe beneficiare di agevolazioni quali: essere
esente dalla quota Irap del lavoro femminile; beneficiare di un
sistema di contribuzione figurativa per le donne che per alcuni
periodi si assentano dal lavoro per cura della malattia; nelle gare
di appalto potrebbe avere un titolo in più per l’assegnazione
dell’appalto. Il gruppo di lavoro sarà organizzato
e coordinato dal direttore generale di Europea Donna, Beatrice Capodacqua.
www.europadonna-italia.eu
Prevenzione
tumori, senza frontiere.
L'inclusione per le donne immigrate passa anche attraverso il
servizio di senologia del consultorio.
Una buona prassi a favore di tutte le donne.
Daniela De Pietri (Consigliera comunale Ulivo Carpi - MO)
Quando ho proposto un progetto sulla prevenzione del cancro al seno
e del cancro ginecologico per le donne non comunitarie, la Commissione
Pari Opportunità, il distretto Usl e l’Assessorato
alle politiche sociali lo hanno sostenuto.
Illustrazioni e spiegazioni semplici ed elementari, insegnano come
fare prevenzione, come prendersi cura del proprio seno e del proprio
apparato riproduttivo in un libro in cinque lingue (arabo, urdu,
hindi, cinese e italiano) e oggi, finalmente, 5000 copie di questo
strumento per la prevenzione sono in circolazione sul nostro territorio
e disponibili online per quanti vorranno copiarlo.
Al consultorio familiare, inoltre, verranno organizzati incontri
con le varie comunità di donne straniere per informare e
insegnare , con l’aiuto di una senologa, le manovre dell’autopalpazione
e per ribadire con convinzione quanto la prevenzione sia un indispensabile
strumento di difesa per la lotta al tumore.
In un ottica di accoglienza, di equità e di responsabilità
sociale, credo che questa sia una delle tante buone prassi che,
insieme, pubblico, privato e volontariato riescono a costruire per
quelle persone meno informate ma soprattutto provenienti da culture
diverse in cui alcune patologie non vengono neppure nominate o non
hanno un nome.
Non va dimenticato, infine, che con la prevenzione, soprattutto
nelle giovani donne e nelle donne non comunitarie, si raggiungono
altri importanti obiettivi: la conoscenza, l’educazione, l’inclusione
e non ultimo l’attenzione al risparmio nella sanità.
http://www.carpidiem.it/html/attach/77/77146.prevenzioneseno_bassa.pdf
Daniela De Pietri
Consulenza
psicologica individuale
D.ssa Angela Soli (Psicologa e psicoterapeuta, Modena)
E’ un servizio di consulenza psicologica individuale di sostegno
che si rivolge a tutte le donne operate di tumore al seno.
Il progetto vuole costruire un primo livello di accoglienza della
persona che deve affrontare e superare questo momento critico fornendo
un aiuto per uscire dalla malattia.
E’ composto da un ciclo di quattro colloqui individuali, con
lo scopo di accompagnare la donna in un percorso di conoscenza di
sé e di accoglierla in associazione. La consulenza offre
un’ opportunità di riflessione su quello che comporta
l’esperienza del tumore al seno mettendo in luce le risorse
che già la donna possiede, per potere superare questo evento.
Ho potuto constatare ad un anno di distanza, che la maggior parte
delle donne che richiedono questo tipo di intervento, hanno terminato
il ciclo di chemioterapia. E’ in questo momento critico che
è forte la richiesta di essere aiutate. Si tratta di un affiancamento
e di un appoggio per accogliere anche le emozioni che sono legate
al vissuto di questa esperienza dolorosa. E’ il momento di
fare una sorta di bilancio sui cambiamenti apportati nella propria
esistenza, per poi andare oltre e ricominciare a vivere sicuramente
più ricche.
Ricostruiamo insieme la loro storia alla luce anche di questo dolore,
mettendo in rilievo le capacità che sono in ognuno di noi
e i punti di forza nella propria famiglia, per restituire una narrazione
positiva.
Quanto le donne siano disposte a mettere in gioco dipende anche
a che punto del ciclo di vita devono affrontare il tumore.
Questo spazio di ascolto e di ricostruzione delle proprie storie
di vita, le stimola ad acquisire una maggiore consapevolezza del
loro valore e forza che dà l’energia per reagire e
volere uscire dalla malattia.
Il fatto che richiedano la presenza di una psicologa non deve costituire
un pregiudizio, ma un’opportunità in più.
Il percorso di consulenza breve diviene anche un modo per prendere
contatto con l’associazione dove è possibile incontrare
altre persone con cui condividere il problema. La donna non viene
lasciata sola , ma accolta e ascoltata anche nella sua parte emotiva.
A seconda dei problemi emersi nei colloqui individuali, è
possibile che sia utile affrontare percorsi più lunghi. Oppure
può essere necessario un invio ad un altro professionista.
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Il
progetto DIANA (Dieta e Androgeni)
Dr.ssa Cristina Bellati (Ricercatrice dellUnità
di Epidemiologia dellIstituto Nazionale dei Tumori di Milano)
Perché
nasca un tumore insegna la biologia moderna occorre
che una cellula accumuli una serie di danni ai sistemi di controllo
della sua capacità di riprodursi (che sono scritti nel
DNA) e che trovi un ambiente ormonale favorevole alla sua moltiplicazione
incontrollata. In alcuni casi i danni al DNA che facilitano lo
sviluppo dei tumori vengono ereditati dai genitori, ma nella maggior
parte dei casi sono causati da sostanze cancerogene, radiazioni,
o virus.
Per
difenderci dalle cause esterne possiamo fare qualcosa (non fumare,
evitare radiazioni mediche inutili, evitare cibi che contengono
sostanze cancerogene e ambienti di lavoro nocivi). Possiamo fare
molto, comunque, per rendere il nostro ambiente interno più
resistente allo sviluppo di tumori. Il ruolo degli ormoni e dei
fattori di crescita che stimolano la proliferazione delle cellule
tumorali è molto complesso e ancora in parte incompreso.
Già sappiamo però che chi ha livelli alti di certi
ormoni ad esempio ormoni sessuali più alti di quanto
sia necessario allorganismo - si ammala di più di
tumori della mammella, dellendometrio, della prostata, e
che unelevata produzione di insulina può favorire
lo sviluppo di tumori dellintestino, della mammella, della
prostata e pare anche, a parità di sigarette fumate, del
polmone. Si tratta dei tumori più frequenti che affliggono
le nostre popolazioni occidentali e ci sono molti indizi che sia
proprio il nostro modo di mangiare a causare le alterazioni ormonali
che li favoriscono.
Mangiamo
troppi zuccheri, farine raffinate, patate e altri prodotti che
fanno aumentare molto rapidamente la glicemia (e quindi linsulina),
troppi grassi saturi (carni rosse, latte e formaggi, anchessi
responsabili, con meccanismi diversi, dellaumento dellinsulina),
probabilmente troppe proteine (che fanno aumentare alcuni fattori
di crescita cellulare legati allinsulina), mentre mangiamo
poche verdure e sono scomparsi dalla nostra tavola i cereali non
raffinati, i legumi e in generale i semi consumati nella loro
integrità, che contengono una varietà di sostanze
che da un lato ci aiutano a difendere il DNA dallaggressione
ambientale e dallaltro favoriscono un equilibrio ormonale.
In particolare i cereali integrali forniscono energia pulita sotto
forma di zuccheri che vengono assimilati con la dovuta lentezza
senza comportare una produzione eccessiva di insulina, mentre
i semi forniscono molecole che hanno effetti simili, anche se
molto più deboli, a quelli dei nostri ormoni sessuali.
Questi ormoni vegetali, i cosiddetti fitoestrogeni, che luomo
ha sempre mangiato prima della raffinazione industriale dei cibi,
se presi in dosi non troppo elevate, finiscono per ridurre lo
stimolo ormonale complessivo, come se lorganismo sentisse
che essendoci già ormoni a sufficienza non è necessario
produrne di più forti.
E
sulla base di considerazioni di questo tipo in realtà
più complicate - che abbiamo progettato lo studio DIANA
nel quale, con la collaborazione di alcune centinaia di signore
milanesi, abbiamo misurato gli effetti ormonali di un cambio radicale
dellalimentazione. Nello studio DIANA abbiamo privilegiato
i cereali integrali, i legumi e le verdure come nelle ricette
base della tradizione di tutti i popoli: come la pasta con fagioli,
broccoli o cime di rapa, i ceci, il farro e il pane nero. La concentrazione
nel sangue degli ormoni che volevamo abbassare (alcuni ormoni
sessuali maschili e femminili, linsulina e i suoi fattori
di crescita) è effettivamente diminuita mentre vari fattori
di protezione sono aumentati. Inoltre è diminuito il colesterolo,
i trigliceridi e la glicemia. Molte delle partecipanti sono dimagrite
senza sforzarsi di mangiar poco e tutte quelle che soffrivano
di stitichezza sono guarite dopo pochi mesi di studio.
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