Ilcestodiciliege Onlus a sostegno delle donne operate al seno

Intervento di Maura Malpighi, presidente di Ilcestoriciliege, al convegno "Il malato oncologico e il lavoro: opportunità e prospettive" , svoltosi a Modena presso l'Auditorium Marco Biagi sabato 21 marzo 2009.

Un caloroso saluto a tutti i presenti ed ai relatori e un sentito ringraziamento per l'invito fatto alla nostra Associazione.
Il codice etico, che appoggiamo e sosteniamo, è uno strumento efficace e indispensabile per tutelare le lavoratrici e i lavoratori che hanno avuto la sventura di ammalarsi di cancro.
Sono circa 151.000  le donne in Italia che convivono con una diagnosi di tumore alla mammella, donne lavoratrici, dipendenti e autonome, e donne che fanno un lavoro non retribuito, quello di cura.
Il rientro al  lavoro è dunque un aspetto  che sta particolarmente a cuore alla nostra Associazione,  che opera da 10 anni sul territorio provinciale e non solo e che ha un contatto quotidiano con tante donne colpite dal tumore al seno.
 La nostra associazione ha 328 socie. La stragrande maggioranza  ha avuto il tumore al seno. Le iniziative, gli eventi e le azioni che la nostra Associazione organizza ci permettono  di avere un contatto quasi quotidiano con loro.  Abbiamo un blog che ogni giorno è visitato da circa 120 persone, che interagiscono con noi attraverso domande, racconti  del loro vissuto,  Siamo presenti al Centro Oncologico Modenese presso il Policlinico di Modena   e lì  raccogliamo le richieste ed i problemi delle donne che stanno facendo chemioterapia.
La nostra esperienza ci dice che i problemi legati al lavoro che maggiormente affliggono le donne operate di tumore al seno  sono:

La disinformazione. Le donne non sono informate sui loro diritti e  spesso subiscono ingiustizie e sopraffazioni. Quindi l’informazione è sicuramente una delle prime azioni su cui si deve lavorare.
Mobbing orizzontale:  che si sviluppa principalmente tra colleghi. Le inevitabili assenze dal lavoro durante le cure fanno sì che anche chi lavora con te debba essere più disponibile a collaborare. Sempre più spesso questo non accade.  La sostituzione con un collega sano, anche se inesperto, è spesso preferita, e accolta con piacere  da chi lavora con te.
Discriminazione da parte del datore di lavoro (mobbing verticale) Ci risulta che un importante numero di donne ammalate di cancro al seno, attraverso la discriminazione e il mobbing (cambio di tipologia di lavoro, continue lamentele verbali sulla scarsa produttività, richieste non troppo velate da parte di datori di lavoro di lasciare il posto ecc.) decidono di licenziarsi. Senza contare quelle che vengono licenziate subito dopo il rientro dalla malattia.
Mancanza di aiuti per le lavoratrici autonome. Quando ad ammalarsi è la datrice di lavoro o quando la donna è l’unico componente dell’azienda o ancora quando è una professionista, il problema si aggrava ulteriormente. Occorre investire in azioni che prevedano la sostituzione temporanea della lavoratrice su richiesta della stessa, come per le lavoratrici madri autonome.
Le difficoltà psicologiche. Troppo spesso la malata di cancro al seno dopo una lunga assenza viene considerata inefficiente, poco produttiva, inutile e, conseguentemente discriminata. Alla lavoratrice non vengono assegnati compiti che richiedono un particolare impegno o che comportino rilevanti responsabilità. E’ importante invece, che la donna, superata la fase acuta della malattia si possa reinserire. L’essere allontanati dal lavoro, dalla vita attiva, dalla realtà sociale, in tutte le sue manifestazioni può comportare una grave crisi depressiva.

Perché il codice etico risponda in modo efficace ai problemi che le donne ci segnalano deve essere recepito attraverso strumenti più incisivi.
La nostra esperienza di anni a fianco delle donne operate ci dice  che la attenzione nei confronti dell’argomento è estremamente variabile a seconda della sensibilità della singola azienda.  Sarebbe fondamentale che i diritti dei malati oncologici fossero incorporati in una legislazione specifica, al fine di omogeneizzare i comportamenti. In ogni caso il codice etico deve essere almeno recepito in sede di contrattazione nazionale e non lasciato alla sola contrattazione aziendale.
Devono poi essere individuati strumenti efficaci per tutelare quelle categorie di lavoratrici – precarie, autonome, professioniste, piccole imprenditrici – che sono fuori dagli ambiti della contrattazione collettiva.
Un tema che ci preoccupa, anche se non strettamente legato all’argomento di oggi, è quello dell’età pensionabile delle donne che sono state ammalate di cancro. La nostra proposta è di considerare ogni anno di malattia come doppio ai fini pensionistici.
Da ultimo vogliamo poi informarvi che la nostra associazione è impegnata, attraverso una raccolta di firme via internet, sul tema dell’abolizione della visita fiscale a chi è assente dal lavoro perché malato di cancro.
 Il malato di cancro vuole essere parte attiva del contesto sociale, e il favorire questa naturale attitudine equivarrebbe anche ad un notevole risparmio di danaro pubblico, poiché i malati di cancro lungi dall'essere un peso per la società potrebbero e possono svolgere un ruolo attivo ritornando ad essere, anche economicamente, produttivi. Ilcestodiciliege è pronto a fornire tutto il suo appoggio ai progetti rivolti al benessere della donna operata, mettendo a disposizione le sue risorse umane e il bagaglio di esperienza e conoscenza che deriva dall’essere quotidianamente “in prima linea”,
ma vorremmo al nostro fianco la politica, le istituzioni, la società. E qui oggi possiamo, insieme, darci questo comune obiettivo.
Grazie.

Un codice etico per la tutela delle lavoratrici affette da tumore al seno.
Alessandra Servidori (Componente Collegio Istruttorio Ministero del Lavoro contro le discriminazioni Collaboratrice Adapt – Centro Studi Internazionali e Comparati «Marco Biagi»)

Europa Donna, associazione europea che si occupa di donne affette da tumore, ha presentato a Milano i risultati della prima ricerca sulle conseguenze psicologiche, sociali e professionali dopo l’intervento al seno. La ricerca realizzata da Astra Ricerche con la
collaborazione di nove istituti oncologici italiani è stata analizzata da una serie di autorevoli rappresentanti di istituzioni e associazioni e studiosi invitati a partecipare da Beatrice Capodacqua, Segretario generale di Europa Donna Forum Italiano Onlus.
Presenti con contributi al dibattito: Eleonora Capovilla, vice Presidente SIPO, Maria Teresa Coppo Gavazzi, Consigliera regionale di Parità Lombardia, Flori Degrassi, Coordinatore nazionale ANDOS, Giovanna Gatti, assistente senologia IEO, Patrizia Ravaioli, Direttore generale Lega Italiana per la lotta contro i tumori, Maria Pia Ruffilli, vice Presidente Farmindistria, Alessandra Servidori Docente Scuola di alta formazione di ADAPT e Fondazione Biagi. La ricerca ha coinvolto oltre 500 donne operate al seno tra il 1980 e il 2006 presso nove centri oncologici aderenti all’iniziativa. Obiettivo fondamentale dell’indagine era quello di analizzare l’impatto sul lavoro delle donne operate al seno. A questo proposito il 52% delle intervistate non ha segnalato alcuna modifica conseguente all’intervento, ma il 21% delle lavoratrici ha visto peggiorare significatamene la propria condizione. All’opposto, 1/4 delle donne che già lavoravano ha raccontato di passi avanti, o comunque di un trattamento cordiale. Ad una domanda diretta, il 65% risponde negando qualunque penalizzazione professionale, ma il 32% sostiene di averne sofferto. Discreta risulta la conoscenza specifica delle quattro facilitazioni per i lavoratori malati di tumore introdotte dalla Legge Biagi: il 35% del campione è informato della possibilità di fare visite mediche senza utilizzare ferie o permessi; il 22% del diritto di passare a una mansione più adatta al proprio stato fisico; il 20% della possibilità di ottenere un periodo anche lungo di aspettativa non retribuita; il 18% del diritto di passare a un part-time provvisorio. La notorietà di tali diritti è maggiore della media al di fuori del nord e tra le 45-54enni; tra le donne diplomate e laureate; tra le salariate (s’arriva al 44%), le imprenditrici/dirigenti/professioniste e le impiegate/quadri/docenti; tra le donne che guardano poco la televisione ma che leggono quotidiani e/o navigano in internet. Data anche la relativa ridotta sperimentazione della legge in questione, l’utilizzo delle quattro norme suddette è risultato, purtroppo, molto modesto (tra il 2% e il 3%) per il part-time provvisorio, la lunga aspettativa non retribuita e il passaggio ad altra mansione più adatta. Mentre un più largo ricorso ha riguardato le visite mediche senza dover ricorrere a ferie e permessi (12%): con le medesime accentuazioni precedenti, salvo l’età (sopramedia troviamo le donne 55-64enni) e l’area geografica (con predominio senza pari delle donne meridionali). Il dibattito ricco di testimonianze e analisi ha sostenuto la necessità di organizzare un tavolo di lavoro tecnico sulla base di alcune proposte sostenute da chi scrive. Come Scuola di alta formazione di Adapt-Fondazione Marco Biagi, per rendere ancora più produttivo l’impegno della rete istituzionale e associativa impegnata su questo fronte, sosteniamo la necessità di costruire insieme agli interlocutori presenti una vera e propria piattaforma programmatica che le associazioni possono presentare alle parti sociali, poiché il lavoro delle donne operate al seno comporta attenzioni e strategie particolarmente complesse nell’ambito dei diritti della persona in termini costituzionali e giuslavoristi. L’obiettivo è un Codice/Protocollo a tutela delle lavoratrici affette da tumore al seno che possono sottoscrivere le associazioni imprenditoriali insieme alle associazioni come Europa Donna, le istituzioni con la condivisione delle organizzazioni sindacali. Oggi è quanto mai necessario avviare, anche mediante una stretta collaborazione tra i diversi soggetti chiamati ad operare (parti sociali a livello nazionale e internazionale, istituzioni, associazioni e centri di ricerca), azioni volte a sensibilizzare il dialogo, l’informazione e la predisposizione di accordi che prevedano espressamente specifiche tutele per tali lavoratori e lavoratrici. Il coinvolgimento degli enti locali nei territori che attueranno anche la fase di sperimentazione è volto sia ad aumentare la possibilità che gli accordi territoriali comprendano tali tutele, che a sperimentare e attuare politiche e servizi volti a favorire la possibilità che il malato/a possa scegliere se proseguire il proprio percorso lavorativo. Occorre infatti considerare anche le esigenze del malato/a in relazione al suo ruolo all’interno della famiglia. Le donne nella fascia di età in cui è più diffuso il tumore al seno oltre ad essere probabilmente occupate sono anche impegnate (sia per tempo che per responsabilità) nel lavoro di cura verso figli e/o genitori anziani. Il Protocollo potrebbe proporre agli enti locali e alle associazioni partnership, la sperimentazione di politiche e servizi adeguati (sperimentazione ad esempio di voucher per la formazione, promozione di interventi formativi rivolti al personale dei Centri per l’impiego). Gli enti coinvolti potrebbero sperimentare anche forme incentivanti per le imprese che inseriscono negli accordi aziendali integrativi miglioramenti in termini di tutele rivolte ai lavoratori affetti da malattie oncologiche e/o per la prevenzione ad esempio di giorni per visite specialistiche e attività per la prevenzione. Inoltre si potrebbe incentivare la quota di part-time, di contratti di inserimento e tipologie contrattuali flessibili per conciliare lavoro e tempo di vita, prefigurando comunque un tempo determinato di tale trattamento finalizzato a superare il momento di difficoltà. Ai fini previdenziali, inoltre, il periodo di lavoro durante la malattia oncologica dovrebbe poter essere calcolato con una contribuzione figurativa maggiorata. Si ritiene utile richiamare la valenza del Protocollo nell’ambito della Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI) Commissione Europea Mapping instruments for Corporate Social Responsibility, aprile 2003 come elemento di supporto alle strategie che si sperimentano nel progetto. A tal fine gli strumenti che si andranno ad individuare possono essere: ipotesi di accordi quadro tra le parti sociali territoriali o aziendali per la permanenza e il rientro nel mercato del lavoro di lavoratrici affette da patologie oncologiche; la sensibilizzazione del managment e delle risorse umane aziendali al problema; la sensibilizzazione e informazione del nesso tra responsabilità sociale e rendimento economico delle imprese che adottano strategie solidali (business case); la capacità di comunicazione di quanto si sta facendo per sostenere la lavoratrice; il percorso, le attività, i comportamenti, la capacità di problem solving e le procedure da mettere in atto per una gestione delle opportunità in azienda saranno parte fondamentale di un Codice etico di condotta che distinguerà l’azienda come azienda RSI (bollino di certificazione di qualità) tale azienda che adotta il Codice etico potrebbe beneficiare di agevolazioni quali: essere esente dalla quota Irap del lavoro femminile; beneficiare di un sistema di contribuzione figurativa per le donne che per alcuni periodi si assentano dal lavoro per cura della malattia; nelle gare di appalto potrebbe avere un titolo in più per l’assegnazione dell’appalto. Il gruppo di lavoro sarà organizzato e coordinato dal direttore generale di Europea Donna, Beatrice Capodacqua.
www.europadonna-italia.eu

Prevenzione tumori, senza frontiere.
L'inclusione per le donne immigrate passa anche attraverso il servizio di senologia del consultorio.
Una buona prassi a favore di tutte le donne.

Daniela De Pietri (Consigliera comunale Ulivo Carpi - MO)

Quando ho proposto un progetto sulla prevenzione del cancro al seno e del cancro ginecologico per le donne non comunitarie, la Commissione Pari Opportunità, il distretto Usl e l’Assessorato alle politiche sociali lo hanno sostenuto.
Illustrazioni e spiegazioni semplici ed elementari, insegnano come fare prevenzione, come prendersi cura del proprio seno e del proprio apparato riproduttivo in un libro in cinque lingue (arabo, urdu, hindi, cinese e italiano) e oggi, finalmente, 5000 copie di questo strumento per la prevenzione sono in circolazione sul nostro territorio e disponibili online per quanti vorranno copiarlo.
Al consultorio familiare, inoltre, verranno organizzati incontri con le varie comunità di donne straniere per informare e insegnare , con l’aiuto di una senologa, le manovre dell’autopalpazione e per ribadire con convinzione quanto la prevenzione sia un indispensabile strumento di difesa per la lotta al tumore.
In un ottica di accoglienza, di equità e di responsabilità sociale, credo che questa sia una delle tante buone prassi che, insieme, pubblico, privato e volontariato riescono a costruire per quelle persone meno informate ma soprattutto provenienti da culture diverse in cui alcune patologie non vengono neppure nominate o non hanno un nome.
Non va dimenticato, infine, che con la prevenzione, soprattutto nelle giovani donne e nelle donne non comunitarie, si raggiungono altri importanti obiettivi: la conoscenza, l’educazione, l’inclusione e non ultimo l’attenzione al risparmio nella sanità.
http://www.carpidiem.it/html/attach/77/77146.prevenzioneseno_bassa.pdf
Daniela De Pietri

Consulenza psicologica individuale
D.ssa Angela Soli (Psicologa e psicoterapeuta, Modena)

E’ un servizio di consulenza psicologica individuale di sostegno che si rivolge a tutte le donne operate di tumore al seno.
Il progetto vuole costruire un primo livello di accoglienza della persona che deve affrontare e superare questo momento critico fornendo un aiuto per uscire dalla malattia.
E’ composto da un ciclo di quattro colloqui individuali, con lo scopo di accompagnare la donna in un percorso di conoscenza di sé e di accoglierla in associazione. La consulenza offre un’ opportunità di riflessione su quello che comporta l’esperienza del tumore al seno mettendo in luce le risorse che già la donna possiede, per potere superare questo evento.
Ho potuto constatare ad un anno di distanza, che la maggior parte delle donne che richiedono questo tipo di intervento, hanno terminato il ciclo di chemioterapia. E’ in questo momento critico che è forte la richiesta di essere aiutate. Si tratta di un affiancamento e di un appoggio per accogliere anche le emozioni che sono legate al vissuto di questa esperienza dolorosa. E’ il momento di fare una sorta di bilancio sui cambiamenti apportati nella propria esistenza, per poi andare oltre e ricominciare a vivere sicuramente più ricche.
Ricostruiamo insieme la loro storia alla luce anche di questo dolore, mettendo in rilievo le capacità che sono in ognuno di noi e i punti di forza nella propria famiglia, per restituire una narrazione positiva.
Quanto le donne siano disposte a mettere in gioco dipende anche a che punto del ciclo di vita devono affrontare il tumore.
Questo spazio di ascolto e di ricostruzione delle proprie storie di vita, le stimola ad acquisire una maggiore consapevolezza del loro valore e forza che dà l’energia per reagire e volere uscire dalla malattia.
Il fatto che richiedano la presenza di una psicologa non deve costituire un pregiudizio, ma un’opportunità in più.
Il percorso di consulenza breve diviene anche un modo per prendere contatto con l’associazione dove è possibile incontrare altre persone con cui condividere il problema. La donna non viene lasciata sola , ma accolta e ascoltata anche nella sua parte emotiva.
A seconda dei problemi emersi nei colloqui individuali, è possibile che sia utile affrontare percorsi più lunghi. Oppure può essere necessario un invio ad un altro professionista.

 

La ginnastica dolce per le volontare di Ilcestodiciliege Onlus
Cristina Guerzoni (Insegnante di Educazione Fisica, Modena)

"Quando mi è stata richiesta la disponibilità per lezioni di ginnastica dolce, ho accettato anche se, subito dopo, mille timori ed incertezze hanno un pò frenato il mio entusiasmo.
Mi sono informata dall'amica che mi aveva contattato circa il tipo di lavoro che avevano eseguito negli anni precedenti, mi sono documentata su testi poi ho iniziato.
Al primo incontro ho studiato le persone che avevo davanti: età, mobilità generale ed anche lo spirito con cui affrontavano la situazione.
Devo dire che mi sono trovata subito a mio agio e questo per me è fondamentale per affrontare al meglio le situazioni nuove.
Ho iniziato con blandi esercizi di coordinazione in movimento e sul posto, esercizi di mobilizzazione del dorso dalla stazione eretta e da decubito supino. Successivamente, visto che si impegnavano tutte al massimo, ho introdotto semplici addominali ed esercizi un pò più complessi con gli arti inferiori dalle varie stazioni.
Il gruppo ha seguito benissimo e, devo dire, che anche le nuove arrivate sono state sempre accolte con disponibilità cercando di coinvolgerle senza alcun problema.
Le mie richieste naturalmente erano mirate più che altro alla comprensione dell'esercizio, a tentativi di esecuzione cercando di non fare mai sentire in difficoltà nessuno.
Con l'andare del tempo, ho riflettuto e sono arrivata alla conclusione che l'aspetto principale è quello psicologico, la voglia di reagire e di sentirsi giustamente uguali a tutte le altre donne ed allora mi sono detta che le lezioni dovevano rispettare questo spirito. Ho perciò cominciato ad introdurre l'uso di musica rilassante per esercizi a corpo libero con ritmo lento, combinati con la respirazione e interessanti il corpo in toto.
A volte ho richiesto movimenti un pò più collegati tra loro e con un tempo leggermente più sostenuto, concludendo con esercizi respiratori e di stretching. Ho anche introdotto lezioni con l'uso di piccoli atrezzi quali la palla (lanci, rotolamenti da varie stazioni), bacchette, pesetti da mezzo chilo usati sempre in modo blando per insistere sulla ricerca di una migliore mobilizzazione e di un leggero potenziamento.
Ho sempre dato molta importanza alla ricerca della giusta postura e alla percezione del proprio corpo nello spazio: il fatto di dover essere concentrate è un utile aiuto per non pensare ad altro e a godere al massimo dei benefici di quell'ora.
Le novità sono sempre state accettate con piacere e questo ha confermato la mia sensazione: il fatto di avere avuto un problema non deve far sentire diverse e il fatto di parlare all'esterno con persone frequentanti "normali palestre" e poter pensare e dire "anche io faccio questo", penso sia una constatazione importante.
L'ambiente è famigliare e l'allegria è alla base dei nostri incontri.
Devo dire che oggi, a distanza di mesi, sono sempre contenta della mia scelta perché anche per me è un ottimo stimolo come persona per imparare a trovare sempre il coraggio per affrontare i momenti difficili. Quindi posso proprio dire che è un momento di crescita in comune.


Il progetto DIANA (Dieta e Androgeni)
Dr.ssa Cristina Bellati (Ricercatrice dell’Unità di Epidemiologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano)

Perché nasca un tumore –insegna la biologia moderna – occorre che una cellula accumuli una serie di danni ai sistemi di controllo della sua capacità di riprodursi (che sono scritti nel DNA) e che trovi un ambiente ormonale favorevole alla sua moltiplicazione incontrollata. In alcuni casi i danni al DNA che facilitano lo sviluppo dei tumori vengono ereditati dai genitori, ma nella maggior parte dei casi sono causati da sostanze cancerogene, radiazioni, o virus.
Per difenderci dalle cause esterne possiamo fare qualcosa (non fumare, evitare radiazioni mediche inutili, evitare cibi che contengono sostanze cancerogene e ambienti di lavoro nocivi). Possiamo fare molto, comunque, per rendere il nostro ambiente interno più resistente allo sviluppo di tumori. Il ruolo degli ormoni e dei fattori di crescita che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali è molto complesso e ancora in parte incompreso. Già sappiamo però che chi ha livelli alti di certi ormoni – ad esempio ormoni sessuali più alti di quanto sia necessario all’organismo - si ammala di più di tumori della mammella, dell’endometrio, della prostata, e che un’elevata produzione di insulina può favorire lo sviluppo di tumori dell’intestino, della mammella, della prostata e pare anche, a parità di sigarette fumate, del polmone. Si tratta dei tumori più frequenti che affliggono le nostre popolazioni occidentali e ci sono molti indizi che sia proprio il nostro modo di mangiare a causare le alterazioni ormonali che li favoriscono.
Mangiamo troppi zuccheri, farine raffinate, patate e altri prodotti che fanno aumentare molto rapidamente la glicemia (e quindi l’insulina), troppi grassi saturi (carni rosse, latte e formaggi, anch’essi responsabili, con meccanismi diversi, dell’aumento dell’insulina), probabilmente troppe proteine (che fanno aumentare alcuni fattori di crescita cellulare legati all’insulina), mentre mangiamo poche verdure e sono scomparsi dalla nostra tavola i cereali non raffinati, i legumi e in generale i semi consumati nella loro integrità, che contengono una varietà di sostanze che da un lato ci aiutano a difendere il DNA dall’aggressione ambientale e dall’altro favoriscono un equilibrio ormonale. In particolare i cereali integrali forniscono energia pulita sotto forma di zuccheri che vengono assimilati con la dovuta lentezza senza comportare una produzione eccessiva di insulina, mentre i semi forniscono molecole che hanno effetti simili, anche se molto più deboli, a quelli dei nostri ormoni sessuali. Questi ormoni vegetali, i cosiddetti fitoestrogeni, che l’uomo ha sempre mangiato prima della raffinazione industriale dei cibi, se presi in dosi non troppo elevate, finiscono per ridurre lo stimolo ormonale complessivo, come se l’organismo sentisse che essendoci già ormoni a sufficienza non è necessario produrne di più forti.
E’ sulla base di considerazioni di questo tipo – in realtà più complicate - che abbiamo progettato lo studio DIANA nel quale, con la collaborazione di alcune centinaia di signore milanesi, abbiamo misurato gli effetti ormonali di un cambio radicale dell’alimentazione. Nello studio DIANA abbiamo privilegiato i cereali integrali, i legumi e le verdure come nelle ricette base della tradizione di tutti i popoli: come la pasta con fagioli, broccoli o cime di rapa, i ceci, il farro e il pane nero. La concentrazione nel sangue degli ormoni che volevamo abbassare (alcuni ormoni sessuali maschili e femminili, l’insulina e i suoi fattori di crescita) è effettivamente diminuita mentre vari fattori di protezione sono aumentati. Inoltre è diminuito il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia. Molte delle partecipanti sono dimagrite senza sforzarsi di mangiar poco e tutte quelle che soffrivano di stitichezza sono guarite dopo pochi mesi di studio.

 
PROGETTO DIANA:
UN GRANDE STUDIO EUROPEO PER LE DONNE CHE SI SONO AMMALATE DI CANCRO AL SENO
PRIMA DEI 40 ANNI
 
In futuro il progetto DIANA vorrebbe valutare l’effetto di una dieta sana non solo sui livelli di ormoni e di altri fattori di rischio, bensì anche sull’incidenza del cancro. Questa volta non basteranno poche centinaia di signore volontarie. Occorrerà la collaborazione di migliaia di donne ad alto rischio e uno sforzo organizzativo, economico, ma soprattutto culturale molto maggiore.
In preparazione di questa nuova fase dello studio stiamo chiedendo la collaborazione delle donne italiane che si sono ammalate di carcinoma della mammella prima di compiere 40 anni. La collaborazione consiste nel compilare alcuni questionari che ci aiutino a capire quale complessa interazione di fattori possa aver scatenato la comparsa del cancro in età così giovane.
 
NOTA: Chi fosse interessata a partecipare può contattare la segreteria dello studio COS ai numeri: 02/70601853 – 02/70638398 - 02/23902868 e chiedere della Responsabile Dr.ssa Cristina Bellati o della Segretaria Sig.ra Patrizia Curtosi  
CONTATTI
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Cell 349 1575298

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